La Santa Sede: mettere al centro la dignità umana per sradicare la criminalità globale
What happened
Holy See spoke at Conference of the Parties to the UN Convention against Transnational Organized Crime.
- Who
- Holy See
- Kind of action
- Met, visited or attended
- Tone
- Neutral
- When
- Oct 21, 2026
- Reported by
- Daniele Piccini, Vatican News Italiano
Every action it reports: 4
- Holy See cited Pope Leo XIVSaid or cited
- Luca Marabese cited Pope Leo XIVSaid or cited
- Holy See spoke at Conference of the Parties to the UN Convention against Transnational Organized CrimeMet, visited or attended
- Luca Marabese spoke at Conference of the Parties to the UN Convention against Transnational Organized CrimeMet, visited or attended
La Santa Sede: mettere al centro la dignità umana per sradicare la criminalità globale
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Gli sforzi contro la “criminalità organizzata transnazionale” devono concentrarsi sulla valorizzazione della “dignità di ogni persona umana”, andare oltre le sole misure di “punizione” e “repressione” per integrare elementi come “prevenzione” e “protezione”. È lo snodo centrale della dichiarazione tenuta dalla delegazione della Santa Sede che è intervenuta lunedì, 19 ottobre, a Vienna durante la seconda riunione della 13.ma sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, che si svolge nella capitale dell’Austria dal 19 al 23 ottobre. Monsignor Luca Marabese, consigliere della Missione Permanente presso le Organizzazioni Internazionali di Vienna, ha sottolineato “cinque ambiti” che destano “particolare preoccupazione”.
Offrire opportunità ai giovani
Intanto è urgente orientare le misure preventive verso “l’educazione e la protezione dei giovani”, bersaglio dei “gruppi criminali” che sfruttano la loro “fragilità”. L’impegno di prevenire la criminalità, attraverso la cura dei giovani”, “deve cominciare all’interno della famiglia, dove i genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli”, con il sostegno delle scuole, della società civile e delle organizzazioni di ispirazione religiosa. Insieme, queste realtà possono promuovere una cultura della legalità, fondata sulla responsabilità”, ha spiegato il diplomatico della Segreteria di Stato. Ai più giovani vanno offerte inoltre “opportunità” di sviluppo educativo e professionale “affinché possano resistere alle pressioni delle reti criminali”.
Il pericolo della tratta e dei reati informatici
Il secondo motivo di preoccupazione, la delegazione della Santa Sede lo individua “nel traffico illecito di migranti” e nella conseguente “tratta di persone”. In questo caso, le reti criminali approfittano delle situazioni di vulnerabilità per sfruttare migranti e persone in condizioni di fragilità. Una piaga alimentata dall’”instabilità geopolitica” e dai “conflitti armati” che creano un “terreno fertile per la tratta” e per la “criminlità forzata”, un fenomeno che vede le vittime costrette “a commettere attività criminali” e ad essere successivamente trattate come criminali piuttosto che come “persone che hanno diritto a protezione, sostegno, assistenza e giustizia”. Questa situazione è aggravata, sottolinea monsignor Marabese citando Leone XIV, dalla sempre più diffusa “schiavitù informatica” che attira le persone “a partecipare a truffe finanziarie”.
Minori nella “rete” della criminalità
Le stesse “tecnologie digitali” offrono inoltre opportunità alle reti criminali di raggiungere i minori attraverso “adescamento, coercizione, ricatto, produzione e diffusione di materiale di abuso sessuale”. É necessaria una sinergia tra “cooperazione internazionale”, “applicazione efficace della legge” e “quadri normativi adeguati”. “Inoltre, come osserva Papa Leone XIV, occorre mettere i giovani nelle condizioni di riconoscere le manipolazioni e difendere la propria dignità negli ambienti digitali. La protezione dei minori online – ha argomentato ancora il diplomatico della Santa Sede - è una responsabilità condivisa dagli Stati, dalle famiglie, dalle scuole, dalla società civile e dai fornitori di tecnologie”.
Il furto di beni culturali, una ferita nella memoria di una comunità
Preda della “criminalità organizzata transnazionale” sono anche i “beni culturali”. In questo caso, non si tratta solo di un danno economico. Il “furto”, gli “scavi calandestini”, il “traffico e l’esportazione illecita di tali reperti privano le comunità non soltanto di oggetti di valore artistico o storico”, ma anche di “espressioni tangibili” della loro storia, della loro memoria e del loro “patrimonio spirituale”. Una ferita tanto più evidente quando il furto coinvolge “manufatti religiosi”, un reato che può “compromettere la capacità delle comunità religiose di preservare, praticare e trasmettere la propria fede e le proprie tradizioni”.
La responsabilità verso il creato
Infine ci sono i “crimini che danneggiano l’ambiente”. Le reti criminali traggono profitto dallo “sfuttamento e dal traffico illegali delle risorse naturali”. Danneggiando in questo modo le comunità e sottraendo alle “generazioni future” “mezzi di sussistenza”. Leone XIV ha sottolineato la responsabilità “nel prenderci cura del creato”. “Questa responsabilità – ha aggiunto il rappresentante della delegazione della Santa Sede - dovrebbe rafforzare la determinazione a prevenire e contrastare i crimini ambientali e incoraggiare le comunità a rispettare il creato e a salvaguardare l’inviolabilità della dignità umana”.
Infine, il consigliere permanente della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali a Vienna ha riassunto tutto il senso del suo intervento, ribadendo che “la lotta alla criminalità organizzata transnazionale deve porre al centro la dignità della persona umana, coniugando un’applicazione rigorosa della legge con adeguate misure di prevenzione e protezione”.
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